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ESCURSIONI:

Borghi antichi di Montecorone, Montalbano, Castello di Vignola, Guiglia, Sassi di Roccamalatina, Monte della Riva, Torre Montecuccoli a Rosola (Monte Questiolo) , Santuario della Verrucchia, Museo del Castagno, Percorsi naturalistici, concerti musicali, Chiesa di Missano, Pieve di Ciano, Pieve di Trebbio, Sasso di Sant'Andrea dove nidifica il Falco Pellegrino

Per escursioni naturalistiche si consiglia di munirsi della carta escursionistica "Appennino Bolognese Modenese - Valli tra il Reno e il Panaro" in vendita presso la pro-loco e le edicole del territorio.

Piscina di Montombraro e Piscina di Zocca, Centro sportivo di Zocca, maneggi, tiro con l'arco

ITINERARI

Museo del Castagno di Zocca

L'Ospitale di San Giacomo della Dozola, nel territorio di Montetortore, è menzionato per la prima volta nel 1186, quando un certo Prete Guido acquistò per conto dello stesso un castagneto in località Berzo, a pochi chilometri di distanza. Un documento del 1233 informa che i frati ospedalieri avevano anche il compito di provvedere alla cura di un ponte sull'antica strada che conduceva al Castello di Montetortore. Scomparso l'Ospitale, l'attuale edificio si è sviluppato attorno ad un nucleo quattrocentesco. Sono riconoscibili aggiunte seicentesche, mentre il porticato, costituito da tre arcate, è di origine settecentesca. La visita al Museo. Il centro documentazione -museo del castagno si sviluppa in tre sale tematiche, oltre alla reception. In quest'ultima si trovano i principali documenti sul castagno predisposti con la collaborazione della Comunità Montana e un computer per accedere alla banca dati e ai programmi divulgativi multimediali. Le tre sale ospitano nell'ordine: una mostra fotografica sui lavori di recupero e valorizzazione produttiva dei castagneti, i vecchi attrezzi usati dai boscaioli e dagli agricoltori per raccogliere le castagne e mantenere pulito il castagneto, gli oggetti di uso domestico usati per conservare e utilizzare le castagne e la farina secondo le tradizioni montanare. Durante la visita si può assistere alla proiezione di audiovisivi e consultare un ipertesto sul castagno. La visita al museo del castagno non si esaurisce nelle sale dell'Ospitale di S. Giacomo, ma può proseguire lungo un breve e comodo itinerario che parte nei pressi dell'edificio e raggiunge una piccola oasi naturalistica attrezzata dove crescono spontanee le betulle. Lungo il percorso apposite tabelline illustrano i vari aspetti del castagneto, della biologia del castagno e della sua coltivazione.

 

FESTE, FIERE ED EVENTI

La fiera più importante di Zocca è quella di Sant'Anna, il 26 luglio, seguita dalla fiera settembrina della frazione Montombraro, che si tiene di dito la seconda domenica di settembre. La Festa Storica è l'appuntamento consolidato dell'agosto di ogni anno. Finalizzata a presentare e valorizzare i borghi più antichi ed i castelli del territorio li illumina alla luce esclusiva delle torce, paludandoli di stemmi e di stendardi mentre comparse, cortei di feudatari, dame, armigeri e menestrelli rievocano un fascinoso passato, alla maniera degna degli esteti più raffinati. La Sagra della castagna del mese di ottobre (di solito seconda e terza domenica), che consente di assaggiare tante specialità di sapore antico ed anche di far rifornimento di castagne, marroni, noci, parmigiano, miele e salumi montanari che rendono molto più piacevole l'arrivo dell'inverno. Recente di nascita, ma di grande richiamo non solo regionale per il mondo giovanile, è l'evento Rock r'Evolution, che vede in estate la presenza a Zocca di grandi personalità della musica moderna.

 

GASTRONOMIA

Un'occhiata in cucina

Oltre alle specialità della cucina modenese e bolognese (tortellini, tortelloni, lasagne, tagliatene, cacciatora di pollo e coniglio, parmigiano-reggiano, prosciutto ed insaccati di maiale), la cucina della montagna modenese offre piatti più poveri, ma di sicuro effetto. Ne elenchiamo alcuni:

-    Le crescentine: si tratta di un sapiente impasto di farina, latte, poche uova, olio (o burro) sale e lievito, ridotto in dischetti che, seguendo l'uso antico dovrebbero essere cotti rigorosamente tra testi di terra cotta scaldati nel camino ("le tigelle"), avvolgendoli con fogli di noce o di castagno. Tale metodo di cottura però è ormai raro e, al posto delle tigelle, sono diffuse le piastre in ferro ("i ferri") o gli stampi di ghisa, scaldati sulla stufa a legna o sul fornello a gas. La crescentina si può tagliare a metà e "condire" con un pesto di pancetta, aglio e rosmarino, ricoperto di parmigiano grattugiato, si può anche imbottire con gli ottimi salumi locali; sostituisce poi, egregiamente, il pane con la cacciatora e gli umidi, in particolare di funghi.

-    I ciacci: l'impasto è più consistente rispetto ai borlenghi e viene cotto tra i "ferri", il condimento è analogo. Vista la diffusione dei castagneti anche nella cucina della castagna sono presenti ricette e specialità caratteristiche.

I dolci :

Sono oggi comunemente offerti dai forni locali i dolci tipici della nostra tradizione che, soprattutto in passato, erano legati alle principali festività dell'anno e ad occasioni particolari:

-    la colomba è costituita da diversi strati di pastafrolla alternati a strati di marmellate miste, arricchite da uva sultanina appassita, pinoli, mandorle tritate e cedro candito;

-   la torta di tagliatelline: è a base di tagliatelline sottilissime, condite con un impasto fine di mandorle tritate, zucchero e cedro candito; il tutto viene cosparso di burro prima della cottura e imbevuto di liquore a cottura ultimata;

-   gli zuccherini canditi e quelli di pastafrolla costituiscono un tradizionale completamento dei dolci nuziali. Tra gli zuccherini a forma di frutta o di funghi porcini od ovuli, un tempo usuali e degni degli esteri più esigenti, sopravvivono le pesche, con l'anima di crema ed una mandorla e la buccia resa con colorazioni al liquore e zucchero.

La cucina delle castagne :

Il periodo ideale per gustare i piatti a base di castagne è quello invernale, nel quale la farina è appena macinata ed è all'apice del suo sapore e del suo profumo. Tra le molte ricette spiccano:

-   la polenta, che viene servita con panna, vergine o soffritta con sale o pepe, con pancetta fritta o salsicce, con uova fritte, ecc.;

-   i castagnacci, un impasto molto tenero di farina, sale ed acqua, che viene cotto tra i ferri, ottenendo un disco sottile che si gusta con panna vergine, ricotta o formaggio;

-   le frittelle: un impasto, simile a quello dei castagnacci, che viene fritto nello strutto di maiale;

-     le castagne cotte: sono castagne secche che vengono lessate e servite nel brodo di cottura, aromatizzato con l'alloro;

-   le mistocche: focaccine cotte al forno;

-   la torta di farina di castagne: farina di castagne, uova, latte, lievito e, a piacere, cacao o cioccolato. uva passa e caffè in polvere.

Il borlengo:

Si definisce col nome "borlengo" (termine dialettale "burlang" o "burleng") quel cibo preparato cuocendo una pasta liquida, chiamata "colla", in recipiente di rame stagnato, chiamato "sole" o "mola", condito con un composto, chiamato concia ("cunza" o "counza") e Parmigiano Reggiano grattugiato ("furmai", "forma") e consumato appena pronto piegandolo in quattro (ripiegato due volte su se stesso). La "colla" è un composto liquido preparato con farina, acqua e sale, con la possibilità di aggiunta di uova (fino a 5 ogni chilogrammo di farina). Il condimento (cunza) è un impasto caldo o freddo di pancetta e lardo macinati, aggiunto di aglio e rosmarino pestati (con possibilità di aggiunta di una minima parte di salsiccia). Il "sole" o "mola" è una padella di rame stagnato con o senza manico, lavorata a mano, del diametro di 40-50 centimetri.

Calzagatti modenesi:

Erano i due piatti della miseria; i fagioli; la carne dei poveri, e la polenta, che per secoli è stata l'unica risorsa contro la fame. Ma quando i modenesi ebbero l'idea di unirli in un solo piatto, si scoprì che due povertà messe insieme potevano trasformarsi in una grande ricchezza. Un paiolo sul fuoco e accanto una donna intenta a rimestarne il contenuto: un'immagine che evoca incantesimi e pozioni magiche e che può ben essere accostata ai calzagatti. In effetti non è così strano parlare di magia a proposito di questa preparazione. Soltanto un sortilegio poteva trasformare polenta e fagioli, due cibi poveri, in un piatto saporito e gustoso, capace, nella sua semplicità, di portare gioia e buonumore ai commensali, oltreché di riempir loro lo stomaco. E sortilegio è stato. Artefici di questo saporito incantesimo le donne d'Emilia, regione "ricca e grassa" (sin dal Rinascimento era considerata insieme alle Fiandre la punta di diamante dell'agricoltura europea), ma dove la parola spreco era giustamente bandita dal vocabolario. Calzagatti o cassagai, ma anche paparuccia, ciribusla o bagia: di nomi ce ne sono tanti e cambiano a seconda di dove ci si trova, ma la struttura di questa ricetta, tipica della tradizione emiliana, rimane invariata. D'altronde si tratta di ingredienti che nel Nord d'Italia sono di casa: polenta e fagioli. Ma a Modena si sono trasformati in uno dei piatti più noti della città, potremmo dire un simbolo. Quasi come la statua che campeggia nella grande piazza del Duomo: "la Bellissima", una figura femminile, mai identificata. Lei è rimasta un mistero, ma dei buonissimi calzagatti, per nostra fortuna, non si è mai persa la ricetta.

Prosciutto di Modena :

La zona tipica di produzione corrisponde alla fascia collinare del bacino oro-idrografico del fiume Panaro e sulle valli ivi confluenti fino a 900 metri di altitudine, ed è proprio qui che si verifica un microclima ideale per la stagionatura dei prosciutti. La storia del prosciutto crudo è antichissima e documentata fin dall'epoca dei Celti e dei Romani, cioè da quando si diffuse l'uso del sale per conservare le carni. La Pianura Padana è stata fin da allora particolarmente votata all'allevamento dei suini ed al consumo di questo tipo di carne nella gastronomia, tanto che una ricca ed antica tradizione salumiera si è così radicata nel modenese. Il Prosciutto di Modena ha un colore rosso vivo al taglio, un aroma gradevole ed un sapore dolce ma intenso, composto da carne magra, con l'esclusivo utilizzo di carni di qualità e di origine nazionale.